#09. Cinque generazioni in ufficio: cringe o opportunità?

22.04.25|In CooMag Editoriale
Di Riccardo Pioli, Direttore Coopfidi
Tempo di lettura: 2'

I nostri genitori non avrebbero mai pensato che un giorno sarebbe successo: probabilmente per la prima volta nella storia dell’uomo ben cinque generazioni si trovano a condividere spazi negli uffici o un tornio nelle fabbriche.

Boomer, Generazione X, Millennials, Generazione Z e finanche qualche Generazione Alfa lavorano fianco a fianco condividendo obiettivi aziendali, modalità di lavoro, facendo insieme riunioni e magari anche la pausa pranzo. Sembra un po’ di rivivere il film “The Intern” (tradotto in italiano come “Lo stagista inaspettato”), in cui un settantenne Robert De Niro, ex dirigente di azienda, inizia a lavorare come stagista in un’azienda tecnologica, trovandosi come capo una giovane Anne Hathaway. E mentre De Niro impara a usare Slack e Instagram, regala ai giovani la classe e la calma zen. Il film, girato 10 anni fa, sembrava allora irreale. Oggi no, come del resto tante altre cose.

Anche il nostro Confidi lo scorso anno, nel corso dell’annuale assemblea dei soci, affrontò il tema dello scambio intergenerazionale, facendo presentare l’evento a due colleghi Gen Z, appena entrati nella nostra squadra.

In effetti l’argomento era molto sentito: dopo che per anni la nostra struttura aveva visto lavorare insieme colleghi con una differenza di età massima di una decina di anni, ora si trovava a far convivere persone con un salto generazionale di oltre trent’anni! E che trent’anni, oltretutto! Fatti di cambiamenti tecnologi, economici e sociali che probabilmente non hanno avuto precedenti nella storia del mondo, soprattutto in termini di velocità.

E cosi ci troviamo ad affrontare, oltre alla transizione energetica, quella ambientale, quella tecnologica, anche quella generazionale. Non male come sfida per chi gestisce un’azienda.

Ma la ricchezza e il confronto devono essere il motore, non il freno. Le diversità culturali e generazionali devono aprirci, non farci rinchiudere nei ricordi del passato o nei sogni del futuro. I sociologi ci dicono che ciascuna generazione ha delle peculiarità. È per questo che dobbiamo essere bravi nel mixare il know how eccezionale dei boomers, la capacità di problem solving della Gen X, l’attenzione al digitale dei Millenials unita alla loro attenzione all’equilibrio vita-lavoro, la creatività e l’iperconnessione della Gen Z.

In questo modo riusciremo a costruire una squadra incredibile e capace di raggiungere risultati inaspettati, a patto che ciascuna generazione rispetti l’altra, senza pensare di essere migliore. Del resto è quello che succedeva nelle botteghe degli artigiani, dove il Mastro insegnava la tecnica e l’apprendista imparava, apportando migliorie e novità.

Alla fine il mondo è sempre lo stesso, è cambiata la velocità, con i suoi eccessi che non ti fanno godere il cambiamento nei suoi momenti. Come dice Jules (Anne Hathaway) nel film: «L’esperienza conta, la gentilezza pure».

Noi più avanti con l’età dobbiamo sicuramente imparare un linguaggio nuovo dove termini come SAP, AKA, gringe, cringe, chill e così via entreranno a far parte del verbo comune, ma avremo anche il compito di insegnare ai giovani che i valori etici vanno preservati, così come la lingua di Dante…

Insomma, se tutti quanti saremo in grado di ascoltare attivamente saremo tutti migliori, altrimenti lo scontro generazionale tra le scrivanie sarà una triste realtà.

Stay tuned, stay inclusive, bro!


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